Questione di bolle

C’è grosso fermento nella comunità di trichogaster che popola la mia vasca. A quanto pare, nonostante la temperatura in acqua si mantenga pressochè inalterata (24/25 gradi), questi splendidi amici acquatici devono aver percepito l’arrivo della primavera e con essa la stagione calda. E così, grazie alla complicità di una vegetazione alta e ricca ed una nutrita distesa di piante galleggianti, sono apparse tante piccole micro bollicine. Per coloro che non lo sanno, questi agglomerati di micro bolle sono veri e propri nidi galleggianti – il che vuol dire che si sta avvicinando il periodo delle riproduzioni.

Il maschio responsabile di tutto ciò è il più grosso e possente di tutta la comunità: un esemplare di trichogaster trichopterus anche noto come gurami blu. Ho letto svariati articoli relativi alla riproduzione di questi pesci, ma naturalmente vedere queste situazioni dal vivo lo considero quasi un privilegio. Il maschio segue un rituale ben preciso – dopo aver scelto un area con acqua non troppo movimentata (quasi stagnante) inizia a produrre questo alveare di bolle (negli ultimi giorni il nido si è fatto ancora più fitto di quello in foto). In concomitanza inizia un pattugliamento continuo della zona, con atteggiamenti spesso aggressivi nei confronti dei pesci che intendono avvicinarsi troppo.

Per il momento ancora non si è verificata la riproduzione. Tra qualche giorno, più probabilmente qualche settimana, se si ci saranno le condizioni favorevoli il maschio inviterà la femmina sotto il nido ed in un abbraccio “avvolgente” avverrà la fecondazione. Un innalzamento della temperatura potrebbe aiutare, ma poichè la stagione calda è alle porte preferisco attendere che la natura faccia il suo corso da sola.

Fine prima parte, alla prossima.

 

L’importante è far soldi

Qualche giorno fa mi trovavo in un negozio di prodotti per animali a fare spese; con due cani in casa capita spesso di fare dei raid in questi megastore “for animals only” e comperare tutto il necessario. Girovagando tra uno scaffale e l’altro mi sono ritrovato al reparto di acquariofilia. Naturalmente non ci sono capitato tanto a caso – quale possessore e appasionato di acquari, era semplicemente un atto dovuto. Nulla da acquistare nella realta, volevo solo soddisfare la curiosita di dare una sbriciata ai prodotti in esposizione. E così tra una confezione di mangime ed un accessorio, l’occhio è caduto su un porta penne.

Un porta penne ? No, scusate, non esattamente ! In realta l’etichetta indicava chiaramente che si trattava di un acquario per pesci combattenti, vero nome betta splendens. Ma data la dimensione della stessa – mezzo litro forse – chiamare quella vaschetta “acquario per pesci” fa veramente ridere; anzi forse è meglio dire piangere.

Mi chiedo con che coraggio si possano vendere dei prodotti del genere ! Come si può rinchiudere un pesce in un contenitore così angusto dove a fatica può girarsi ? Quale bellezza si pensa di ottenere da un combinazione tanto insulsa ed innaturale ?

E se da un lato il produttore di tale oggetti ci lascia perplessi, dall’altro lato il negoziante non fa meglio. Molti di questi grandi negozi, per lo più operanti in franchising, affiancano ai loro nomi slogan che sottolineano l’amore ed il rispetto che loro stessi hanno nei confronti degli animali. Poi naturalmente vendono queste schifezze, il che dimostra quanto questi slogan siano intrisi di ipocrisia, perchè a conti fatti, l’importante è far soldi.

Buona giornata a tutti.

Questa cosa non sa da fare !

Ho decretato accanto al Martedì anche il Giovedì come giornata del nuoto, un modo come un’altro per scaricare le tensioni lavorative, portare il cervello in un’altra dimensione e naturalmente per fare un pò di movimento che non guasta.

Per cui, puntuale come un’orologio svizzero, alle ore 17.30 sono davanti all’ingresso della piscina comunale. Abbonamento alla mano varco i tornelli meccanici ed entro in quella specie di area sauna chiamata spogliatoio. Con tutta calma mi cambio e quando sono pronto il primo degli intoppi: non ho una moneta da 2 euro. Si, per adoperare gli armadietti bisogna munirsi di moneta. Apro la sacca e inizio a rovistare in lungo ed in largo tra indumenti e tasche – caspita ho dimenticato la maledettisima moneta.

Abbastanza spazientito dalla cosa, rientro in spogliatoio e mi rivesto poichè devo tornare al furgone dove ho lasciato ben nascosto il borsello. La ragazza all’ingresso mi concede clemenza e mi fa uscire ma quando giungo al furgone il secondo degli intoppi: non ho monete – a questo punto mi sono concesso una piccola imprecazione così tanto per sfogarmi quindi vado in un bar a farmi cambiare 5 euro.

Un proverbio abbastanza famoso dice “Chi l’ha dura la vince” – EUREKA – finalmente, dopo 20 abbondanti minuti sono apposto. Torno dentro mi preparo nuovamente, quindi, con aria di compiacimento sfodero la luccicante moneta e ripongo i miei effetti nell’armadietto. Come a ciel sereno pero’ un dubbio mi fulmina:

“ehmm dove ho messo la cuffia ? nooooooooooo l’ho dimenticata a casa !
Ok – niente da fare – oggi questa cosa non sa da fare”

Si parte…

Già, a quanto pare dopo tanto tempo mi sono conformato anch’io ed ho aperto un (l’ennesimo) Blog – piccolo angolo virtuale di natura volutamente non tematica. Non mi resta che farmi da solo gli auguri e rimandare il tutto al prossimo post !

Buona giornata