Emetofobia, l’evitamento [terza puntata]

Nel precedente post avevo parlato della resistenza. Oggi invece sul banco degli imputati c’è l’evitamento. Anzi, più corretto è parlare di strategia dell’evitamento che amplia maggiormente gli orizzonti poiché contempla più strumenti atti ad evitare di vomitare.

Facciamo qualche esempio calzante: poiché la mia fobia si manifestava per lo più nel corso della sera e della notte, per paura appunto di essere colto da malessere durante il sonno, tendevo a cenare molto presto nella speranza di dare più tempo al mio corpo di digerire e quindi evitare di vomitare. Se a tavola qualche pietanza nel piatto non mi convinceva per odore o sapore la escludevo senza alcun indugio per evitare di vomitare.  Uscivo poco volentieri a cena per timore del mangiare e del fatto di poter stare successivamente male cioè per evitare di vomitare. Ma talvolta piccoli e grandi dubbi alimentavano piccoli o grandi timori o magari semplicemente non stavo benissimo e quindi come mi comportavo ? Facevo a meno di cenare per evitare di vomitare

Come la gran parte delle persone alle prese con questa fobia, anch’io ho vissuto l’alimentazione come un elemento di stress, ma naturalmente non era l’unico elemento in causa. Quando uscivo la sera con gli amici facevo a meno di bere alcolici per evitare di vomitare. Se qualcuno stava male, ne stavo lontano per timore che potesse attaccarmi qualcosa cioè per evitare di vomitare.

Ma il più importante strumento di evitamento era la TV. Qualcuno potrebbe chiedersi che nesso ci sia con questa fobia. Domanda lecita: a casa e dovunque andassi mi assicuravo che ci fosse sempre un TV perché mi aiutava a distrarmi evitando di sentire l’ansia che lavorava sotto traccia. Qui, proprio in quest’ultimo punto e dopo molti anni ho capito qualcosa di fondamentale che ha segnato la svolta. Ne parlerò più avanti.

Questo post vuole innanzitutto vuole evidenziare come che nel mio caso – analogo a quello di moltissime altre persone – l’evitamento era dappertutto ed era spinto e sostenuto dall’ansia e d’ansia si nutriva mantenendo un equilibrio quasi perfetto: sento ansia, quindi evito una situazione, ma evitare qualcosa ti mette in una condizione di allerta che alimenta altra ansia. E così via fino ad affogare in una marea di timori e paure.

Lentamente ed inesorabilmente questa strategia di controllo non faceva altro che peggiorare la fobia e restringere sempre di più la possibilità di vivere una vita piena di tutto, anche delle cose che non piacciono. Ma naturalmente io ho tirato avanti per anni senza mettere mai in discussione questa strategia per paura.

Al prossimo post.

2 risposte a “Emetofobia, l’evitamento [terza puntata]”

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